Concorso d’Arte
Linee di paesaggio
2020 - seconda edizione
Una piazza dove incontrarsi.

Si è conclusa con successo la seconda edizione di Linee di paesaggio, come speravamo e come era giusto che fosse. Un concorso d’arte - con i suoi premi e le motivazioni che lo sostengono - racconta di impegno e desideri, di applicazione e talento. È giusto allora garantire continuità da parte di chi lo ha proposto, avendolo ideato e voluto da subito come un luogo di dialogo, una sorta di piazza dove incontrarsi, parlarsi, dire delle cose e altre ascoltarne. La prima edizione di Linee di paesaggio, vorrei ricordarlo, vide la luce il 14 marzo 2019, in occasione della Giornata nazionale del Paesaggio, quella saggia ricorrenza ideata dal MIBACT per ricordare a tutti noi che immersi nel paesaggio viviamo, cresciamo, operiamo. Già, il 2019: sono passati neanche due anni e sembra trascorsa un’era. Ben diverso, infatti, il panorama culturale ed esistenziale che ha fatto da sfondo alla seconda edizione del concorso, lanciato a settembre 2020, in piena pandemia da Covid 19, quando però ci animava la speranza che si andasse, come collettività, verso una ritrovata, forse impossibile, normalità. Ci ha davvero stupito dunque, stante la situazione, la massiccia partecipazione in ogni sezione - con una netta crescita di settori quali narrativa e poesia - rendendoci orgogliosi e contenti. Il Covid, va detto, si sente ed è presente, ad esempio nelle parole di alcuni narratori. Ad osservare le opere vincitrici, che in questo sito potrete apprezzare – dalle fotografie ai racconti alle poesie alle sceneggiature ai disegni per graphic novel – sembrerebbe che il paesaggio in tempi di pandemia abbia assunto significati nuovi ed inaspettati. La pandemia che ci ha ristretto nelle case, che ci ha sottratto ai percorsi quotidiani nelle strade, che ci ha fatto guardare il paesaggio dietro i vetri delle finestre, che ci ha finanche impedito l’accesso alle spiagge, ai sentieri di montagna e alla libertà della natura, la pandemia invero ci ha indotto a riconsiderare profondamente il nostro rapporto con lo spazio e il territorio. Le opere premiate, tutte di buona qualità, rimandano talora ad un paesaggio negato ma agognato, oppure rinviano al paesaggio come luogo del confronto con gli altri e con noi stessi: il paesaggio segna sempre, con forza, la percezione delle nostre vite. Il paesaggio ci appartiene, è un bene comune. E noi apparteniamo a lui. Nell’impossibilità di allestire una mostra in una sala espositiva, quest’anno offriamo un percorso virtuale in cui apprezzare le opere premiate con agio e per un tempo disteso. Per un anno intero, lungo questo 2021 che speriamo ci veda più sereni, e al lavoro per un nuovo sviluppo sociale e culturale. Come Soprintendenza all’Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Cagliari e Oristano stiamo già pensando alla terza edizione del Premio “Linee di paesaggio”. Voi, se condividete gli spunti e gli intenti, fate girare la voce che a Cagliari esiste un concorso d’arte dedicato ad un tema – la tutela e l’amore per il paesaggio - che tocca da vicino ognuno di noi.

Maura Picciau

Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna Direttrice artistica “Racconti e Paesaggio”

Fotografia

I classificato

Jacopo Rimedio

Marée basse

Un’atmosfera sofficemente sospesa, dove l’inquadratura e l’armonia delicata dei colori sottolineano con raffinatezza il ritiro delle acque. La composizione tiene conto dei vuoti come elemento di forza delle immagini. La presenza umana, dichiaratamente protagonista nel testo di introduzione, richiede un’attenzione particolare da parte dell’osservatore. La proporzione minima delle figure inserite nel contesto sottolinea, ulteriormente, il ritmo di un tempo che sembra scorrere lento, accentuando la poeticità del racconto.

II classificato

Valerio Ventura

Paesaggio di linee

L’originalità nell’elaborazione del tema del concorso dimostra una spiccata abilità reinterpretativa di forme e oggetti. Ironico e visionario, l’autore gioca nel disorientare l’osservatore che solo in un secondo momento realizza la vera natura di questo paesaggio “marino”.

III classificato

Ambrogio Keoma

Ricordo dei setti lidi

Si apprezza, in questo reportage, la ricerca tematica sulla trasformazione dei luoghi in relazione all’uomo, il rigore compositivo e la scelta dei momenti in cui realizzare lo scatto delle tre immagini. Le piccole sequenze acquistano significato se proposte in una slide-show, che ne evidenzia maggiormente la dinamica della trasformazione.

Menzione speciale

Lorella Mazzella

Sacri vuoti

La presenza delle icone sacre sembrano fare da guardia a luoghi in cui il tempo pare essersi formato. Unica eccezione in carne e ossa il cane sul balcone. Le fotografie, ben bilanciate nelle forme e nei colori, restituiscono all’osservatore un ottimo senso della prospettiva, in un gioco ironico che mette in relazione il sacro con il profano dell’alluminio anodizzato, del bidone della spazzatura, dei fiori di plastica o del bar sulla spiaggia.